Didattica: Ogni studente è una storia da ascoltare

MONDO SCUOLA - 21 novembre 2019

Intervista a Gaetano Aliberti l’ingegnere che scrive favole per e con i suoi studenti.

 

Saper ascoltare”. Questa oggi è la prima caratteristica che un docente deve possedere. Il professor Gaetano Aliberti insegnante di Sistemi Automatici all’IIS “Patetta” di Cairo Montenotte (SV) ne è convinto. La tecnologia arriva molto dopo.

 

"I ragazzi hanno bisogno di essere capiti. Occorre lavorare prima di tutto sulle loro passioni e poi si raggiungono le competenze. Senza questa connessione la conoscenza rimane nozionistica. Non influisce nella vita e nei comportamenti".

 

Gaetano insegna da quasi trent’anni. Da giovane ha fatto il servizio civile nel Gruppo Abele di don Luigi Ciotti. Un’esperienza che ancora oggi porta tra i banchi così come la sua professione di ingegnere.

 

La sua materia richiede aggiornamenti costanti e il fatto di essere un professionista gli ha permesso di essere sempre al passo con i tempi.

 

La scuola spesso non solo non anticipa il futuro ma non accoglie neanche il presente. Per questo lui da dieci anni non utilizza solo libri di testo ma li accompagna a quelli di settore. Si tratta di un ingegnere e di un docente al di fuori dell’immagine e dello stereotipo.

 

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Sostenitore dell’innovazione non ne è sedotto. Anzi.

“La tecnologia ci può sfuggire di mano. È un cavallo da domare. Può fungere da agente inclusivo così come escludere. La differenza nel suo utilizzo la fanno le persone. Ecco perché è importante che i docenti la conoscano e la usino per primi. Non basta parlarne occorre saper fare. Far entrare in classe nuovi metodi di apprendimento che la includano”.

 

In questi anni la soglia di attenzione dei ragazzi si è ridotta sensibilmente.

 

Per conquistarli occorre fare lo sforzo di capire che persona si ha davanti, intuirne i bisogni. Serve più empatia tra docente e studente.

 

Occorre lavorare sull’interesse e sulle passioni.

 

Il prof. Aliberti non fa lezioni tradizionali. Ha scelto di applicare il metodo induttivo. Dà ai suoi studenti informazioni e conoscenze di base e aspetta che siano loro ad elaborare delle soluzioni. Ascolta i loro ragionamenti e le loro proposte. La modalità preferita è il lavoro condiviso in piccoli gruppi in laboratorio.

 

I suoi studenti di quinta quest’anno stanno lavorando come se fossero delle mini imprese.

 

Ciascun gruppo deve realizzare un progetto. Il professore è il committente. Se il progetto funziona li paga con voti. Se non funziona, come previsto nel codice degli appalti, ci sono delle penali (sempre voti ovviamente). E il compenso più grande di tutti è l’acquisizione di un metodo che gli studenti porteranno per sempre con se.  

 

Un progetto del quale Gaetano è orgoglioso è stata la progettazione di una casa domotica per un suo studente, Danilo affetto da disabilità.

 

Un lavoro corale che ha visto impegnata un’intera classe ma in particolare due studenti che da autodidatti hanno elaborato un sistema in grado di permettere a Danilo di comandare vocalmente tutti i dispositivi presenti a casa sua.

 

Prima ancora che un progetto tecnico è stato un progetto di inclusione e di ascolto nei confronti di Danilo.

 

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Con i suoi studenti utilizza WhatsApp.

 

Chat veloci con comunicazioni che riguardano la didattica. Chi non rispetta le regole (nessuna comunicazione personale o priva di contesto) riceve una nota disciplinare.

 

I suoi studenti sono prima di tutto persone. E un po’ stupisce questo professore ingegnere che nelle sue lezioni ha inserito l’aspetto relazionale. In un momento in cui il ruolo dell’insegnante e della scuola sono sempre più delegittimati e privi di considerazione sociale.

 

Gaetano Aliberti non ci nasconde la sua solitudine nel condividere con pochissimi colleghi questo modo di essere, ma non smette di fare il suo mestiere oltre le ore e oltre i limiti della professione.

 

Perché? Se semini raccogli.

 

Insegnare del resto nella sua etimologia più antica significa lasciare un segno.

 

Il mestiere di Gaio era quello di maestro presso la scuola di volo di Oriac dove insegnava l’arte del volo a piccoli gabbiani: gli raccontava la bellezza del volare, del lasciarsi trasportare dalle correnti ascensionali, del guardare tutto da lassù, delle acrobazie nel vento, delle discese in picchiata e dei tuffi nel mare per prendere i pesci.

 

Tratto da la favola "Il gabbiano e il raggio di sole" di Gaetano Aliberti, vincitore del concorso letterario nazionale  “Giorgio Gaiero”.

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